Tracciata oltre 2.000 anni fa per collegare l’Italia alla Spagna, la Via Domitia attraversa ancora i paesaggi dell’Occitania. Ma il suo percorso, frammentato e talvolta dimenticato, rimane difficile da seguire. Attorno al fotografo Jean-Claude Martinez, archeologi, storici, escursionisti e appassionati del patrimonio lavorano per far emergere un itinerario continuo tra il Rodano e i Pirenei. Un modo per ridare vita a questa via antica senza cercare di ricostruirla.
A forza di vederla menzionata sui cartelli autostradali, si potrebbe pensare di conoscerla. Tuttavia, la Via Domitia rimane ampiamente invisibile sotto i nostri piedi e abbastanza spettrale nelle nostre menti. Tracciata a partire dal 120 a.C. per collegare l’Italia alla Spagna, fu una delle grandi vie romane dell’Antichità.
Nell’attuale Occitania, regione del sud della Francia bagnata dal Mediterraneo, il suo itinerario attraversa il Gard, l’Hérault, l’Aude e i Pirenei Orientali. Restano frammenti di carreggiata, cippi miliari e numerosi resti. Il ponte Ambroix, costruito nel I secolo per permettere alla Via Domitia di attraversare il Vidourle sul sito di Ambrussum, nel territorio dell’attuale Villetelle, costituisce una delle testimonianze più spettacolari. Altrove, le sue tracce sono molto più discrete. Talvolta costeggiano sentieri rurali che nessuno identifica più come appartenenti all’antica via romana. Il biterrese Jean-Claude Martinez è un fotografo. Preparando una mostra sul patrimonio romano, inizia a interessarsi a questa via di cui conosce il nome, ma di cui il tracciato gli sfugge. Decide quindi di ritrovarlo, interroga archeologi, storici e ricercatori. Questo lavoro va progressivamente oltre il quadro del suo progetto fotografico.
Una via ritrovata sul campo
Per due anni, Jean-Claude Martinez percorre i quattro dipartimenti attraversati dalla Via Domitia. Moltiplica i sopralluoghi e raccoglie le sue immagini in un libro, Via Domitia en Occitanie. Alle fotografie si aggiungono i testi di archeologi, storici e scienziati che conoscono i diversi settori percorsi dalla via antica. Una sessantina di persone partecipa al lavoro sul campo. Ognuno apporta le proprie conoscenze, ricerche o memoria dei luoghi. L’opera diventa così molto più di un libro fotografico. Raccoglie una documentazione sul tracciato della Via Domitia e fornisce una base per farla conoscere meglio e, soprattutto, invogliare a percorrerla.
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