Continent méditerranéen

La transizione energetica si reinventa sul campo

Per lungo tempo, la transizione energetica è stata presentata come una questione di tecnologie e investimenti. Ma, sul campo, si costruisce anche a partire da vincoli molto concreti. Siccità, tensioni fondiarie, protezione della biodiversità, dipendenza da una sola fonte di energia o aspettative degli abitanti costringono ormai i territori ad adattare le loro strategie. Tre esperienze condotte in Albania, in Israele e nelle Alpi italiane mostrano che produrre un'energia più pulita implica anche trovare nuovi equilibri.

Durante i mesi di luglio e agosto, 22-med propone ai suoi lettori una serie di sintesi tematiche. L'obiettivo è esplorare una stessa questione attraverso esperienze, iniziative e punti di vista complementari condotti da entrambi i lati del Mediterraneo. Questo articolo è una sintesi di tre reportage pubblicati da 22-med, disponibili nelle 11 lingue del media.

Stabilità energetica: la scommessa fotovoltaica dei Balcani, Rajmonda Basha – Albania.

Il Negev in surriscaldamento: l'espansione del solare cristallizza le tensioni, Caroline Haïat – Israele.

Nelle Alpi italiane, l'idroelettrico affronta il clima, Valentina Saini – Italia.

Nessuna regione mediterranea affronta oggi la transizione energetica nelle stesse condizioni. Alcune cercano di uscire da una dipendenza antica, altre devono fare i conti con gli effetti del cambiamento climatico o rispondere alle aspettative delle popolazioni che desiderano essere pienamente coinvolte nelle scelte di pianificazione. Dietro un obiettivo comune di decarbonizzazione, le traiettorie restano profondamente legate alle realtà locali.

Diversificare le fonti per rafforzare la sicurezza energetica

In Albania, la transizione risponde innanzitutto a una necessità. Da decenni, il paese produce la maggior parte della sua elettricità grazie all'idroelettrico. Un modello a lungo considerato esemplare, ma che le siccità ripetute rendono sempre più vulnerabile. Quando le precipitazioni diminuiscono, la produzione cala e il paese deve importare più elettricità, con conseguenze dirette sulla sua economia.

Il parco fotovoltaico di Karavasta, costruito dalla società francese Voltalia, illustra questa volontà di diversificazione. Con i suoi 140 megawatt di capacità, è diventato il più grande parco solare dei Balcani. Fornisce elettricità a circa 220.000 abitanti evitando ogni anno diverse decine di migliaia di tonnellate di emissioni di CO₂. Oltre alla sua dimensione energetica, il cantiere ha creato posti di lavoro locali, rafforzato l'attrattiva economica del paese e consolidato le ambizioni europee dell'Albania.

Questa evoluzione traduce un cambiamento più profondo. L'obiettivo non è più solo produrre energia rinnovabile, ma costruire un sistema più resiliente combinando diverse fonti di elettricità per resistere meglio alle avversità climatiche.

Quando la transizione energetica incontra le sfide sociali

A diverse migliaia di chilometri di distanza, nel deserto del Negev, la sfida è di un'altra natura. Con uno dei migliori tassi di insolazione al mondo, questa regione rappresenta il cuore dello sviluppo solare israeliano. I campi fotovoltaici e le infrastrutture si moltiplicano per accompagnare le ambizioni energetiche del paese. Ma questa espansione rivela rapidamente altre questioni. Le comunità beduine denunciano una nuova pressione sulle loro terre, mentre gli ecologi si preoccupano delle conseguenze su ecosistemi desertici particolarmente fragili. Lo sviluppo delle energie rinnovabili non si riduce quindi a un'equazione tecnica. Costringe a mediare tra produzione di elettricità, preservazione dei paesaggi, protezione della biodiversità e riconoscimento dei diritti delle popolazioni locali.

Diverse iniziative mostrano tuttavia che un altro equilibrio è possibile. Pannelli solari sono installati su edifici pubblici o in villaggi beduini, l'agrivoltaico è sperimentato per associare produzione agricola ed energetica, mentre alcune collettività reinvestono i ricavi della loro produzione di elettricità in progetti locali. Queste esperienze ricordano che il successo della transizione dipende anche dall'adesione degli abitanti e dalla loro capacità di condividere i benefici.

Adattare le infrastrutture a un clima che cambia

Nelle Alpi italiane, è un modello energetico centenario che viene progressivamente messo in discussione. Il Trentino-Alto Adige ha costruito gran parte del suo sviluppo sull'idroelettrico, approfittando dell'abbondanza d'acqua e dei rilievi alpini. Ma lo scioglimento accelerato dei ghiacciai, la diminuzione dell'innevamento e gli episodi di siccità modificano profondamente questo equilibrio.

La diminuzione della produzione idroelettrica osservata negli ultimi anni illustra questa nuova realtà. Gli operatori investono ora in sistemi di pompaggio, strumenti digitali capaci di anticipare l'evoluzione delle riserve d'acqua e una gestione più fine delle risorse disponibili. Le innovazioni sviluppate da aziende specializzate permettono di prevedere meglio i periodi critici e di adattare il funzionamento delle installazioni.

Costruire nuovi equilibri

Questa adattamento non riguarda solo i produttori di elettricità. Le collettività, i ricercatori e gli abitanti partecipano anch'essi alla sorveglianza della risorsa idrica e alla protezione degli ambienti naturali. La transizione energetica si unisce qui a una riflessione più ampia sulla gestione dei territori confrontati agli effetti del cambiamento climatico.

La transizione energetica non consiste solo nel sostituire centrali termiche con pannelli solari o dighe. Costringe a ripensare l'uso delle terre, la condivisione dell'acqua, il ruolo degli abitanti nelle decisioni e il modo di anticipare un clima divenuto più instabile. Ogni territorio compone con il proprio patrimonio e le proprie restrizioni. Le soluzioni che emergono disegnano meno un modello universale che un mosaico di esperienze di cui il Mediterraneo costituisce oggi un notevole laboratorio.

Vista del Massiccio del Sella nelle Dolomiti, Trentino-Alto Adige
Massiccio del Sella, Dolomiti, Trentino-Alto Adige © DR

Foto di copertina: L'Istituto Arava ha creato un polo off-grid basato su un quadro di collaborazione tra acqua, energia e alimentazione ad Al Furaa ©-Shlomi-Amsalem