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Sulle Alpi italiane, l’idroelettrico di fronte alla sfida del clima

Nel nord Italia, le Alpi cambiano volto. I ghiacciai si ritirano, gli inverni diventano meno nevosi e l'acqua, a lungo considerata una certezza in Trentino-Alto Adige, inizia anch'essa a diventare una risorsa sotto osservazione. In questa regione che ha costruito parte della sua prosperità sull'idroelettrico, la crisi climatica non mette in discussione solo un modello energetico. Trasforma il paesaggio, gli usi e il rapporto degli abitanti con il loro territorio. Di fronte a questa mutazione, imprese, ricercatori e cittadini cercano nuove strade per l'adattamento del "carbone bianco" a un mondo diventato più instabile.

Indice IA : Biblioteca dei saperi mediterranei
Alle Alpi italiane, l'idroelettricità di fronte al clima
22-med – maggio 2026
• In Trentino-Alto Adige, lo scioglimento dei ghiacciai e la diminuzione delle nevicate indeboliscono un modello idroelettrico costruito da più di un secolo.
• Tra innovazioni tecnologiche, gestione dell'acqua e mobilitazione dei cittadini, la regione alpina cerca di adattare il suo "carbone bianco" al riscaldamento globale.
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Quella che è probabilmente la storia di maggior successo dell'industria energetica italiana si trova molto lontano da qualunque giacimento di gas o petrolio, e molto vicino ad alcuni dei paesaggi montani più spettacolari d'Europa. Più precisamente in Trentino-Alto Adige, la regione con il reddito pro capite più alto d'Italia, e una meta turistica ambita per le sue cime, le sue stazioni termali e i suoi boschi. Oggi confinante con l'Austria, la regione faceva ancora parte dell'Impero austro-ungarico alla fine del XIX secolo. È in questo contesto che iniziò l'epopea dell'idroelettricità, questo "carbone bianco" che affascinava ingegneri e industriali europei. L'ingegnere francese Aristide Bergès vedeva in questa energia una rivoluzione capace di trasformare in modo duraturo il continente. Più di un secolo dopo, lo storico americano Marc Landry descriverà le Alpi, nel suo saggio Mountain Battery, come "la batteria d'Europa, un gigantesco sistema per l'accumulo di energia idraulica e per ovviare al tallone d'Achille delle energie rinnovabili". Nel 1890, la centrale idroelettrica di Ponte Cornicchio, in Trentino, iniziò a produrre elettricità. Otto anni dopo, la grande centrale idroelettrica di Tel, nella provincia di Bolzano, sfruttava a sua volta il dislivello del fiume Adige per generare energia. Queste infrastrutture impressionavano tanto per le loro prestazioni tecniche quanto per la loro estetica. Alcune centrali, come quelle di Cogolo o del Ponale, attiravano persino artisti e scrittori. Il poeta Gabriele D’Annunzio o il pittore Fortunato Depero vedevano in queste opere uno spettacolare incontro tra modernità industriale e paesaggio alpino.

La minaccia della crisi climatica

Ancora oggi, l'idroelettrico resta al centro dell'economia regionale. Con una settantina di centrali, il Trentino-Alto Adige è la seconda regione italiana per produzione idroelettrica, dopo la Lombardia, una regione ben più. Gran parte della sua produzione elettrica viene proprio dall'idroelettrico, che ha ampiamente contribuito allo sviluppo locale e all'occupazione nelle valli alpine. Ma questo modello ora si scontra con una rapida trasformazione del clima. L'anno 2022 ha segnato un punto di svolta. Mentre l'Italia viveva il suo anno più caldo dal 1961, la produzione idroelettrica del Trentino-Alto Adige è diminuita di oltre il 30 % rispetto all'anno precedente.

 Gli effetti del riscaldamento sono visibili ben oltre il solo settore energetico. Per decenni, questa regione è stata un paradiso per gli sciatori. Ma oggi è evidente che si trova di fronte a una sfida epocale: c'è sempre meno neve in montagna. Secondo i media locali, uno dei ghiacciai più famosi d'Italia, il Presena, a 3.000 metri di altitudine in Trentino, è "in agonia": la sua superficie è passata da 82 ettari nel 1961 a 25 nel 2011. Come racconta Giovanna, pensionata di Trento, "una volta, qui, l'inverno era potente e nevicava tantissimo. Oggi alzo lo sguardo e alcune montagne sono irriconoscibili". In diverse valli, gli abitanti parlano ora di stagioni diventate imprevedibili, con periodi di siccità più lunghi e nevicate sempre più irregolari.

Alla ricerca di soluzioni

Di fronte a questa situazione, il settore idroelettrico cerca di adattarsi. Gli investimenti restano significativi e le imprese della regione cercano di modernizzare le proprie infrastrutture. Puntano, in particolare, sullo sviluppo del pompaggio, un sistema che permette di utilizzare il surplus elettrico per riportare in alto l’acqua e aumentare la capacità produttiva delle centrali. E poiché il Trentino-Alto Adige vanta una delle densità più elevate di startup innovative in Italia, il settore può contare anche su soluzioni all'avanguardia. Come quelle sviluppate da WaterJade, un'azienda nata nel 2014 e specializzata nel monitoraggio della risorsa idrica, in particolare dell'acqua immagazzinata nella neve. Per gli operatori idroelettrici conoscere con precisione le riserve di neve situate a monte degli impianti è diventato strategico. Una diminuzione delle precipitazioni invernali o uno scioglimento troppo rapido in primavera possono ora avere conseguenze dirette sulla produzione elettrica nei mesi successivi. "La nostra soluzione è puramente software", spiega Matteo Dall’Amico, ceo di WaterJade, un dottorato in ingegneria ambientale. "Utilizziamo dati provenienti da stazioni meteorologiche già presenti sul territorio e dagli impianti stessi per realizzare analisi e previsioni." Lo scopo è di aiutare gli operatori ad anticipare le anomalie e i periodi critici. "Offriamo una migliore conoscenza della quantità di risorsa idrica disponibile e delle eventuali anomalie o situazioni che richiedono particolare attenzione, come una siccità", prosegue. Dietro questi strumenti di monitoraggio si delinea una nuova realtà per questa regione alpina a lungo considerata ricca d'acqua. L'anno 2022 ne è stato un esempio lampante. Il livello dei grandi invasi a uso idroelettrico è diminuito in modo preoccupante a causa dell'effetto combinato della siccità e delle richieste di rilascio d'acqua ai territori di pianura, anch'essi sottoposti a grosse difficoltà. Le autorità della regione si sono persino trovate a dover imporre limitazioni ad alcuni usi, in particolare all'irrigazione dei giardini e al riempimento delle piscine private.

Coinvolgere gli abitanti nel monitoraggio del territorio

In Trentino-Alto Adige la consapevolezza dei rischi della crisi climatica non è limitata al solo settore energetico. Molti abitanti continuano a considerare l'idroelettrico come un patrimonio collettivo e una risorsa essenziale per la prosperità comune. Questa cultura locale del territorio e della montagna si riflette in diverse iniziative cittadine. A Trento, è incarnata in particolare dal MUSE, il museo delle scienze naturali progettato dal famoso architetto Renzo Piano, diventato uno dei principali luoghi di sensibilizzazione sulle questioni ambientali nella regione. Tra i progetti sviluppati più di recente c'è MAP-TN, un'iniziativa di monitoraggio ambientale partecipato coordinata dal Circolo di Trento di Legambiente, la principale associazione ecologista italiana, e che coinvolge anche il MUSE, centri di ricerca, università e associazioni. L'obiettivo è promuovere la collaborazione tra esperti e abitanti in attività essenziali per la protezione dell'ambiente. Per Andrea Pugliese, presidente di Legambiente Trento, questa partecipazione cittadina gioca un ruolo fondamentale. "Il monitoraggio partecipato può essere considerato un esempio di citizen science. Da un lato, permette di avere una visione più ampia delle condizioni ambientali, al di là delle misurazioni eseguite dall'Agenzia provinciale per l'ambiente. Dall'altro, coinvolge direttamente gli abitanti, che approfondiscono così la loro conoscenza del territorio e diventano parte attiva degli sforzi per la sua protezione."

Il progetto prevede in particolare la formazione di volontari incaricati di partecipare all'analisi delle acque dei torrenti, dei fiumi e dei laghi. Un modo per rafforzare la sorveglianza ambientale, ma anche per ricordare che, in questa regione modellata da oltre un secolo dall'acqua e dall'idroelettrico, la crisi climatica non riguarda più solo gli scienziati o l'industria. Essa trasforma progressivamente la quotidianità, i paesaggi e gli equilibri che per lungo tempo hanno fatto la ricchezza delle Alpi italiane.

Il team di WaterJade © DR

Foto di copertina: Gruppo del Sella, Dolomiti, Trentino-Alto Adige © DR