Albania

Cronache mediterranee # 4 : Rue Ismaïl Kadaré, Gjirokastër

                                              

Tra pietra e mare, Gjirokastër racconta una Mediterraneo fatto di trasmissione. Nella città natale di Ismaïl Kadaré, i tetti di ardesia e le fontane custodiscono l’eco delle preghiere, mentre la dittatura di Enver Hoxha ha lasciato le sue cicatrici. Museo, ricordi e film di sfilate ricordano la fervore imposto. In via Kadaré, si addomestica la “città di pietra” prima di andare verso Sarandë dove il pesce grigliato e un bicchiere di ouzo ci invitano a scoprire il nostro mare tra le terre.

La Mediterraneo, spesso, è una storia di trasmissione. È ancora una volta l’amico Predrag Matvejevitch, autore del Breviario mediterraneo, che mi ha fatto incontrare Ismaïl Kadaré, il grande scrittore albanese. Era a Roma, il giorno dopo la guerra in ex-Jugoslavia. Kadaré, come Matvejevitch, è un uomo dei Balcani. Appartiene a un mondo decentrato, parallelo, a una Mediterraneo verticale dove si coniugano diverse società, dove le appartenenze si incrociano ed escludono allo stesso tempo. A lungo Kadaré è stato uno dei pochi volti conosciuti dell’Albania a livello internazionale. Questo paese segreto, cittadella comunista, vero buco nero chiuso agli stranieri. L’unica figura che si distingueva era quella del suo leader, Enver Hoxja, una sorta di “guida suprema” di un’Albania comunista, tendenza assolutista. Eppure Enver Hoxja come Ismaïl Kadaré provengono dalla stessa città, Gjirokastër…

Era una città strana che, come un essere preistorico, sembrava essere emersa bruscamente nella valle durante una notte d’inverno per scalare faticosamente il fianco della montagna. Tutto in questa città era antico e di pietra, dalle strade e le fontane ai tetti delle grandi case secolari, coperti di lastre di pietra grigia, simili a gigantesche scaglie. Era difficile credere che sotto questa potente corazza si conservasse e si riproducesse la carne tenera della vita.

Al viaggiatore che la contemplava per la prima volta, la città suscitava il desiderio di un confronto, ma si accorgeva subito che era una trappola perché le respingeva tutte; in effetti non assomigliava a nulla. Non tollerava più i confronti che le piogge, la grandine, gli arcobaleni e le bandiere straniere multicolori, che lasciavano i suoi tetti come erano venuti, tanto passeggeri e irreali quanto essa era eterna e concreta.