Pantelleria, isola sospesa tra l'Europa e l'Africa, custodisce un patrimonio naturale e culturale unico. E oggi è addirittura un laboratorio di innovazione ecologica. Qui, un trapianto di posidonia, spugne e gorgonie sta restituendo vita a un prezioso habitat sottomarino. Un progetto realizzato grazie a una collaborazione tra pescatori, attivisti e ricercatori, con risultati incoraggianti, e un esempio di strumento concreto per contribuire a curare il Mediterraneo.
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Il ripristino dell'habitat sottomarino riporta la biodiversità a Pantelleria
22-med – gennaio 2026
• A Pantelleria, il trapianto di posidonia, spugne e gorgonie restituisce vita a un habitat marino degradato e rilancia la biodiversità locale.
• Il progetto Panther, portato avanti da pescatori, ONG e ricercatori, dimostra che il ripristino ecologico può diventare uno strumento concreto di protezione del Mediterraneo.
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I siciliani scherzano dicendo che Pantelleria non è Europa ma Africa. Più vicina alla costa tunisina che a quella italiana, l'isola è stata abitata, nel corso della storia, dai fenici e dagli arabi, oltre che dai romani e dai greci. Di certo è un micro-melting pot. I suoi paesaggi vulcanici, tra creste e crateri, colline e coste frastagliate, sono costellati di costruzioni che rimandano a questo suo passato di crocevia di popoli e culture. Come i dammusi, perfetti per raccogliere l'acqua piovana, e i giardini panteschi, autentiche opere di ingegneria progettate per proteggere gli alberi da frutto dai forti venti che spazzano l'isola senza sosta (al punto che gli arabi l'hanno soprannominata bint ar-riyah, figlia dei venti).
Ma se, per molti aspetti, Pantelleria evoca un mondo arcaico, oggi è anche lo scenario di un avveniristico sforzo di ripristino ecologico: il progetto Panther, che grazie a una tecnica sperimentale ha permesso il ripristino dell'habitat sottomarino in un'area delle dimensioni di quattro campi da calcio. Realizzato grazie a un finanziamento concesso dalla fondazione francese Pure Ocean, e grazie alla collaborazione tra l'Associazione dei pescatori di Pantelleria, l'ONG MedReAct e l'Università Politecnica delle Marche (una regione dell'Italia centrale affacciata sul mare), il progetto Panther rappresenta una speranza. Se funziona, potrà essere ampliato e replicato in altre aree del Mediterraneo.
Risultati incoraggianti
Panther è stato realizzato nell'area della Secca di Campobello, a circa 500 metri dalla costa di Pantelleria. « Abbiamo optato per un metodo ancora poco diffuso ma che, quando è stato applicato, si è rivelato per lo più efficace » spiega Carlo Cerrano, professore ordinario di zoologia all'Università Politecnica delle Marche e responsabile scientifico del progetto. Dei gabbioni* riempiti con un mix di rocce calcaree e vulcaniche sono stati disposti in modo da creare sia una struttura adatta al trapianto di posidonia, sia un ambiente attraente per i pesci, sempre alla ricerca di cavità e “gallerie” dove rifugiarsi.
Oltre alla posidonia, sono state trapiantate spugne della specie chondrosia reniformis, che svolgono un importante ruolo di filtrazione, e gorgonie bianche e rosse, che con le loro ramificazioni creano habitat complessi cruciali per la biodiversità. « I risultati sono stati incoraggianti fin dall'inizio. La posidonia ha una crescita molto lenta ma, un anno dopo il trapianto, il tasso di sopravvivenza è buono. E la fauna ittica che si è stabilita nell'area di ripristino mostra che la struttura che abbiamo creato è attraente per molte specie » osserva Cerrano. Purtroppo, il trapianto di gorgonie è stato in parte compromesso dal temibile hermodice carunculata, comunemente noto come verme di fuoco barbuto. Questa specie estremamente vorace e termofila si sta diffondendo in modo preoccupante nel Mediterraneo a causa dell'innalzamento delle temperature marine. Tuttavia, l'area del progetto inizia a ripopolarsi di una biodiversità ricca e incoraggiante. Tanto che i suoi promotori sono già alla ricerca di nuovi fondi per ampliare il restauro della Secca di Campobello.
Un'iniziativa nata dalla comunità
Panther non avrebbe visto la luce senza l'associazione dei pescatori di Pantelleria. Fondata nel 2009, oggi è composta da quattordici membri. « Siamo consapevoli che non possiamo più continuare a sfruttare il mare senza aiutarlo, osserva il suo segretario, Federico Gelmi. Molti studi e statistiche lo dicono, e noi lo constatiamo da anni: non ci sono più pesci, le catture diminuiscono di anno in anno. Dobbiamo assolutamente mettere in atto azioni concrete per ripristinare gli habitat, altrimenti il nostro lavoro scomparirà. E abbiamo pensato che Pantelleria potesse essere un buon posto per un esperimento di restauro dato che la pesca qui non è più così intensiva come un tempo ».
Domitilla Senni, portavoce di MedReAct, ONG che si batte per la protezione del Mediterraneo (e che, lavorando con altri attori della società civile, ha ottenuto l'incredibile risultato di far istituire due Zone di Restrizione di Pesca nell'Adriatico del Nord e del Sud), ritiene che ora sia essenziale che l'area sia protetta da tutto ciò che potrebbe compromettere il lavoro svolto. « La Regione Sicilia ha dato in concessione l'intera Secca di Campobello, che misura circa tre ettari e mezzo, all'Università Politecnica delle Marche per dieci anni, affinché possa monitorare i progressi e i risultati. È ora cruciale che l'area ripristinata sia protetta dalla pesca e dall'ancoraggio per non annullare tutti gli sforzi. Sarebbe bello poter installare boe per segnalare chiaramente l'area, ma purtroppo, sono molto costose ».
Il restauro ecologico, uno strumento importante
« Gli interventi di ripristino degli habitat non sono certamente una panacea contro tutti i mali che affliggono il mare. Non possono risolvere il grave problema dell'inquinamento chimico e organico, ad esempio, spiega Cerrano. Tuttavia, sono senza dubbio uno strumento importante per cercare di rimediare all'impatto forte delle attività umane sugli habitat. Non dobbiamo dimenticare che habitat sani forniscono servizi ecosistemici di cui beneficiamo tutti ».
È il caso della posidonia oceanica. Questa pianta marina forma delle vere e proprie praterie subacquee che assorbono CO2 e producono ossigeno, attenuando l'acidificazione del mare. Sono luoghi di nursery molto importanti per i giovani esemplari di molte specie di pesci (alcune di interesse commerciale), che trovano tra i loro ciuffi cibo e riparo dai predatori. Contribuiscono anche a stabilizzare i fondali marini e ad attenuare l'erosione delle coste, apportando biomassa. Purtroppo, nel Mediterraneo le praterie di questa pianta prodigiosa sono diminuite del 34% negli ultimi 50 anni, soprattutto a causa dell'inquinamento, della sovrapesca, dell'eccesso di imbarcazioni che gettano l'ancora sui fondali e del cambiamento climatico. « È per questo che, segnala Cerrano, sarebbe auspicabile creare un meccanismo normativo che attivi automaticamente la protezione di qualsiasi area in cui venga realizzato un ripristino dell'habitat ».
*gabbia in rete metallica riempita di rocce o ciottoli

Foto di copertina: le posidonie sono luoghi di nursery molto importanti per i giovani esemplari di molte specie di pesci© Panther project